mercoledì 12 ottobre 2016

ombre

 nel rosa dell’estremo raggio
scava tristezza le parole -
così, solo gusci di affezioni
come rami in autunno –
quando è troppo tardi per un sole

arida

 trapassa anche la foto in cimitero
nell’occulto cenerino che accomuna,
i nomi come i gigli genuflettono nell'ara
e sfuma di continuo fra i cipressi
ogni vacua speme umana –
resta tra il cemento la terra –
e qualche muta stilla
a inaridirla

lunedì 29 agosto 2016

specchi e parole

  tracimavo dai tuoi occhi allora
dai tuoi occhi di boschi che non conosco
ordinato intorno all'Immoto
da un atto primaverile di Silenzio
dove spesso ritornavo 
- tra i tuoi apollinei apogei -   
come da frammenti e avventure di specchi.
Poi, non abbiamo più scritto. 
E una palude come il bianco -
il nulla.

domenica 24 luglio 2016

artistici addii

Non resta che inutile scrittura
la tua e un poco le vestigia della mia
pire che incendiano da morte
e stracci di potenze afflosciate
scrittura scaduta e cuori ormai venuti
in un frammento di putrescente inchiostro
all’addensarsi progressivo della nebbia elettronica
fino al nulla più pulito 
dove muore l'amore degli artisti
sublimata nella effimera solidità del passato
una invalida eco di dissennati addii.

mercoledì 16 marzo 2016

neve di marzo

 no, non basta un funerale di parole in un Chopin primaverile per reimboccare il boulevard dell'errore. E di ieri una pioggia di frecce non basta per tirarvi giù dal Mai, pallide donne; né basta giacere in un campari di sangue per marcire e di fatui inganni s-fiorire. Così, in queste tracce di menzogne, mi arrendo come in un nevicare sfumato e non ti trovo se non per confessarti che, sì, ti ho persa – stupida, stupida musa. 

lunedì 23 novembre 2015

foglie

mancheremo in un groviglio d’insoluto
ciondolanti nella bruma occultatrice  
ignari e rubicondi come dei – felici come bestie
prima che la vampa perpetuatrice un altro zombie bruci
andrai tu, o forse io,
in un lento salutare che purifica le ore
o così, senza un addio,
sfumeremo prima di rientrare
quando ancora il solco è fiore
e chimere di ragione acquietano la fine.
Ce ne andremo, allungandoci nei cuori
e non saremo che parole – e poi, lontano, 
un pampino che all'ombra di un sorriso muto cade.

domenica 25 ottobre 2015

ritorno

  non eri più,
neppure nel bianco dove nebule sfrondano alme.
Ho chiuso le ante della solita casa
che alla fine della strada è solo selva.
Sotto un manto di foglie tutto è intatto,
e non sono cresciuto,
tutto è verde – non c’è più bianco.

domenica 27 settembre 2015

non voglio

In fondo non è che finzione questo labirinto di doveri che corrodono l’istinto, che porta indietro l’io, questo io che non sa precedere se stesso se non transumando dove non è, verso il devo che non ama scacco. In fondo è una ragnatela del cuore, un’ àncora che tiene qua, un ancora-qua, quasi un mai. Io scelgo, in una grotta che mi scava, e non devo. Ed è solo per Volere che non voglio.

domenica 6 settembre 2015

settembre

in quel blu   
che non posso più bere
trasceso con l'ultimo sole,                     
quand'ecco la pioggia
che slava parole
e poi, nostalgico,
dove non riesco più a dare, 
- silenzio.

sabato 15 agosto 2015

da un freddo nulla estivo

Divorava la notte bugiardo l’agosto. E pensavo, tra le anime scavate, – come da un nulla cimiteriale. Uno spettro - tra i tanti nella lisergia – sfumava nel tornare proprio dietro i sogni sferzando danzante speranza e - non faceva più scrivere. Divorava la notte le discussioni dei delusi in un fumo che miscelava le emozioni. Si creava un’apatia che rapiva con violenza nel frammento fino al non-io - quasi fino... a te. E pensavo - da un nulla cimiteriale - inchiodato a tutto il bello che non c'è e che non fa scrivere. Non fa più scrivere.  

lunedì 29 giugno 2015

sospesi

  mentre sfionda in rosso il sole
e torni da un lontano che arresta
nessuno pensa a te
ma
all’aggiustamento di un cielo
è redenta ogni idea
in punti che silenziano tempo
e – soltanto – si resta
tu e io
nel quieto affresco di potenza –
parola 

lunedì 20 aprile 2015

prepassanti

  è scivolato in questo sole ultimativo
anche il tempo dei miei cari
strascicando corollari di sogni
nel rimorso che sbianca i ricordi
or che precorro l’assenza del noi
e segno il passo al vasto inizio
la crisalide scioglie l'indugio
- e si sperde.

venerdì 3 aprile 2015

veli

  è quando ho messo via gli occhiali che ti ho veduta. Gli abiti di questo io sono fatti in serie, come gli abiti del tuo. Ero nudo e senza occhiali, per questo ti ho vista. Alla fine di una notte lisergica nell'aurora che acceca. Ho trasceso le convenzioni del corpo, ma nella negazione del volere, orbo, ho voluto. Quando mi sono svegliato avevo gli occhiali e i vestiti uguali ai tuoi. 

venerdì 27 febbraio 2015

cuore imposto

 stirerò questa mattina di polietilene sino allo strappo dove fuggirà la luce, dei merli sopra il filo ogni folle geometria e il tempo coi suoi vani giri di frusta e poi nulla, un intrico di flaccidi polimeri, così lo spazio amato e ogni secondo di voi, il giudizio degli avi e dei futuri evi, in uno stropicciamento contratto – e io, nella svelatezza del non, complicato – senza un cuore imposto.

venerdì 20 febbraio 2015

στέρησις

   sul campo fredda la neve, cappe ceree di gigli, viola e tersa la bruma, trina pura d’aurora. Cresceva ciliegia al nocciolo – ché era nocciolo. E se sono il domani cercato, sono ancora nocciolo – ma senza il rosso.

giovedì 29 gennaio 2015

rimpatrio

  or che cadono da li occhi ali
e ci diamo la notte - io e te - piano
puri allo scrosciar del fango
scolorando dentro al buio che precede
come in un fiotto che muto cede
al mar quieto l’intenzione
d'esser altro dal rientro. 

giovedì 4 dicembre 2014

anamnesi

   
                                                                    (opera di Alfred Opitz)                                             
     ti ho rivista in un fondo di sogno – ma non eri tu.
Ero io, soltanto io – in un desiderio, in un rimpianto.
Il verde dei tuoi occhi rugiada era terra ambrata di Sud
e notte era l’ombra del riso, sole mattinale l’ondeggiare del paniere,
burrasca era il pianto e senso d'albore l’orgasmo.
Ti ho rivista in un sorso d’incoscienza – ma non eri tu.
Eravamo solo noi, neppure noi – prima di dirci ciao.

mercoledì 26 novembre 2014

pienezza

                                                    (Dipinto di Delawer Omar)
   sulla battigia dell’ultima ruga
donde venero il difetto del tuo erotico corpo 
scoloriva il brontolio del blu
e là ritagliato da Pensare
da un rotondo schiumare di sassi
della imperfezione il mare

venerdì 3 ottobre 2014

la caduta

  alla sverniciatura del bianco muri ancora di bianco
mentre migra la rondine del senso.
Vicino il vetro ruba il cielo,
e vorrei - incastrare la tristezza nel riflesso
sviolinando del sole il declino.
Nel marrone ritorno di uguale albino è il dolore.
Le parole non stramazzano dal foglio
e arriva – la caduta.  

mercoledì 30 luglio 2014

decelerazione

  alla fine sei andato anche tu, plutonico incendio di grano, tedioso luglio di cera, che ancora bramerò, orpello sfatto di sole, che squamerò, all’uguale interrarsi di foglie, nell'antro cardiotellurico, tra caduche palustri sinapsi e lisergica insonnia nostalgica, in un taglio grigio di cielo che arresta il pianto prima del tempo. E sfoglierò le rughe pensanti quando sarai tra il bianco del mio freddo il raggio del vero, in un tuffo di carmi malati in cui raccatterò tutti i me che non ho. Una pausa di immobile giallo nella risacca dell’acceleramento, stasi dorata di sabbia, infinita azzurrità che nell’ondulare scontornandomi non si muove.