Ora dormi, lascia stare del dolore il divenire, del mare le onde non mirare ma il tutto che sovrasta le piaghe. Dormi, sono fisse le stelle nel buio, il racconto dell'intrasmutabile muove immoto ogni marea. Ora dormi,come in un silenzio che non trascorre, il mio cuore non è lontano, non c'è spazio nella notte che la lotta annulla, oltre il tramontare, dormi, in una sola mano, liberata finalmente dal bramare.
martedì 25 febbraio 2020
lunedì 10 giugno 2019
verdi andati
ha divelto il vento
il verde dal vetro
serra gli occhi su di me
ché il domani non è
che mi guardi di verde
In una teca sta la terra del miele
che non tratterrò
bottiglia nei passanti futuri
fra i marasmi piagati d’eterno
saremo primi inattuati ieri
la eco maestrale d'un acerbo ordo
domenica 12 maggio 2019
l'amore ti distruggerà - di nuovo
L’amore ti distruggerà
di nuovo
calamità di cera e di sorrisi
ghigni zanne ghiacci
L’amore ti distruggerà
di nuovo
libri di pace
lite dei visceri
L’amore ti distruggerà
di nuovo
la palude dei consensi
calamita ascetica dei Devi
Ancora l’amore
non si tiene
ti distruggerà
un’esplosione
i sensi che sfuggono al re
nel rosso sgretola-attese
l’amore – corridoi sepolcrali –
T'imploderà – sudari valori –
di nuovo.
venerdì 12 aprile 2019
Risvegli
Ero in una casa
Nel biancore di una luce che protegge
Il sentire riempiva lo spazio
Le vibrazioni dell’affetto
Ammorbidivano il tempo
Sagome d'amore concentravano su di sé la quantità nella
qualità senza metro.
Ero in una casa
I tuoi occhi e i miei erano nei loro
Mescolati nei colori le nostre felicità
Il mondo fuori ancora c’era
Aspettando che uscissimo per gareggiare
L’effimera vacuità del tutto circondava la nostra vanitosa tenerezza
Il profumo di carni pulite addolciva le rughe della vita
Lattei sorrisi riecheggiavano nel neon della corrispondenza
E rotolavano i giochi nel tappeto della spensieratezza
Ero in una casa
Quando ho visto la casa nella quale ero
In una casa
Che non vibrava.
Sparite erano le sagome di ogni amore,
nero il mio sangue colava in una cenere senza discendenza
i miei sogni erano lastre di basalto scuro
sentivo la eco corale degli inquieti avi
crollava ogni cielo sotto il mio tetto
e in un oscuro lezzo nuvoloso
scrivevo, tra mattoni e travi cadenti,
una parola finale che non aveva più nessuna casa.
lunedì 4 marzo 2019
bianche e notturne vie
resta, intatto pallore di carta, ché non
pensi di saper scrivere
e voi che vedo tagliati occhi volate per i vostri evi
– non consoli, non cedi i segni che accogli –
tagliati occhi che scriverò
che da te darò tagliati
occhi e neri come non sapete
e i mondi che vedo lì
fulmineo sguardo
– bianca pagina che raccogli nell’orinatoio
del rimpianto
la purezza inalterata che nessuno
ha immaginata –
tagliati occhi di tela vertigine spacco poesia
del notturno annocciolarsi via
raccogli semenze di aldilà
all’imbrunire del brivido bianco
e di un amore senza io, senza occhi.
mercoledì 12 settembre 2018
rescensioni
attorcigliati al capriccio dell’io,
edera su quercia, bevitori d'oblio
dal primo mugolio di mattino
alle notti che lacrimano sogno
- tra le foglie del fauno
e in fondo non più noi radici.
- tra le foglie del fauno
e in fondo non più noi radici.
lunedì 11 giugno 2018
rimpatrio
tornare da te questa sera
penetrare nella tua notte
ingannando il mostro della colpa
che divora il genio del senso
come un dio creatore dell’alba
mercoledì 7 febbraio 2018
auspici
prima che fosse
unta quasi d'attesa
unta quasi d'attesa
ombratile l'orma.
Poi giunse - la tua.
E in radure di scordati verdi
ferali i zuccherini aromi
così atroce così invitta
del tuo ardore è la scomparsa.
Forse è il prezzo dell'eterno
che l'amore come seme
sulla terra del non detto
sia disperso?
Nella smorfia del silenzio
fissi gli occhi vedono un dio
e soli come divelti
sputi inutili di pianto
da ogni tempo.
Forse è il prezzo dell'eterno
che l'amore come seme
sulla terra del non detto
sia disperso?
Nella smorfia del silenzio
fissi gli occhi vedono un dio
e soli come divelti
sputi inutili di pianto
da ogni tempo.
sabato 26 agosto 2017
ritagli
mi piaceva stare da solo
anche senza di te
prima che settembre deflorasse il grande sole
sfrondando gradualmente la quiete illusoria
che ogni scarlatto palpito inaugura
che ogni scarlatto palpito inaugura
senza di te, ma aspettandoti
da un silenzio già nostalgico di luccichio
prima che settembre strofinasse l’azzurrità in acque
discensionali
mi piaceva rinvangare la pace di un nido non mio
tra il letto che raccoglie stille di amanti e di andati ignoti
e il tavolo laggiù, con la birra traboccante di fissità,
da solo, prima che settembre squarciasse agli spettri la
terra
e tutto, proprio tutto, andasse via
in un rivolo di vento autunnale
senza solitudine, senza
compagnia
e mari e soli, birre, fogli, occhi
e senza me e te e noi
in una abbandonata eternità.
giovedì 20 luglio 2017
notturna
non si poteva fare di più
bere da lontano ogni santo poro di te
e sniffare il nero che non ha inizio
dei tuoi occhi che intera prendono la notte
sfiorare fra rimandi illusori di giochi
le montagne accennate
e delle valli il vello di prugna intatta
nel senso-secondo l’intoccabile rosa -
senza traccia alcuna di me
prima che anch’essa avvizzisca
nell’indifferente dismisura del tempo -
frugare.mercoledì 31 maggio 2017
caduti nell'alba
quando il vate bianco scade
e di speme spira il sole
coglie un rivolo di vuoto
tra le tombe
terreo il cuore
e risale senza l'odio
dalle spoglie ardenti
l'Uno.
mercoledì 12 ottobre 2016
ombre
nel rosa dell’estremo raggio
scava tristezza le parole -
così, solo gusci di affezioni
come rami in caduta –
quando è troppo tardi per un solearida
trapassa anche la foto in
cimitero
nell’occulto cenerino che
accomuna,
i nomi come i gigli genuflettono nell'ara
e sfuma di continuo fra i cipressi
ogni vacua speme umana –
resta tra il cemento la terra –
e qualche muta stilla
a inaridirla
lunedì 29 agosto 2016
specchi e parole
tracimavo dai
tuoi occhi allora
dai tuoi occhi di boschi che non conosco
dai tuoi occhi di boschi che non conosco
ordinato
intorno all'immoto
da un atto
primaverile di silenzio
dove spesso
ritornavo
come da
frammenti e avventure di specchi.
Poi, non abbiamo più scritto.
Poi, non abbiamo più scritto.
E una palude come il bianco -
il nulla.domenica 24 luglio 2016
artistici addii
Non resta che inutile scrittura
la tua e un poco
le vestigia della mia
pire che incendiano da morte
e stracci di
potenze afflosciate
scrittura scaduta e cuori ormai venuti
in un frammento di
putrescente inchiostro
all’addensarsi progressivo della nebbia elettronica
fino al nulla più
pulito
dove muore l'amore degli artisti
dove muore l'amore degli artisti
sublimata nella
effimera solidità del passato
una invalida eco di dissennati addii.
mercoledì 16 marzo 2016
neve di marzo
no, non
basta un funerale di parole in un Chopin primaverile per reimboccare il boulevard dell'errore.
E di ieri una pioggia di frecce non basta per tirarvi giù dal Mai, pallide donne; né basta giacere in un campari di sangue per marcire e di fatui inganni s-fiorire. Così, in queste tracce di menzogne, mi arrendo come in un nevicare sfumato e non ti trovo se non per confessarti che, sì, ti ho persa – stupida, stupida musa.
lunedì 23 novembre 2015
foglie
mancheremo in un groviglio d’insoluto
ciondolanti nella bruma occultatrice
ignari e rubicondi come dei – felici come bestie
prima che la vampa perpetuatrice un altro zombie bruci
andrai tu, o forse io,
in un lento salutare che purifica le ore
o così, senza un addio,
sfumeremo prima di rientrare
quando ancora il solco è fiore
e chimere di ragione acquietano la fine.
Ce ne andremo, allungandoci nei cuori
e non saremo che parole – e poi, lontano,
un pampino che all'ombra di un sorriso muto cade.
domenica 25 ottobre 2015
ritorno
non eri più,
neppure nel
bianco dove nebule sfrondano alme.
Ho chiuso le ante della solita casa
Ho chiuso le ante della solita casa
che alla fine
della strada è solo selva.
Sotto un manto di foglie tutto è intatto,
e non sono cresciuto,
tutto è verde –
non c’è più bianco.domenica 27 settembre 2015
non voglio
In fondo non è che finzione
questo labirinto di doveri che corrodono l’istinto, che porta indietro l’io,
questo io che non sa precedere se stesso se non transumando dove non è, verso
il devo che non ama scacco. In fondo è una ragnatela del cuore, un’àncora che
tiene qua, un ancora-qua, quasi un mai. Io scelgo, in una grotta che mi scava, e
non devo. Ed è solo per Volere che non voglio.
domenica 6 settembre 2015
settembre
in quel blu
che non posso più bere
che non posso più bere
trasceso con l'ultimo sole,
quand'ecco la pioggia
che slava parole
e poi, nostalgico,
dove non riesco più a dare,
- silenzio.
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