lunedì 28 giugno 2010

Catábasis

(Foto di Ilaria Diana)

Spolverizzo rugiade di pleroma

nel kenoma sbavato di oblivione

mentr'avvolgo d’alma primizie

dorato di te

alla fine di un tempo non mio

ove sdrucciola l’ombra di dio

e mi lascio nei tuoi laghi straniti

tra gli abbagli di Sempre e i dolci spacchi di Mai

intra carmi di carne esangui

invanito, spregato di poesia.

3 commenti:

Eolo ha detto...

È il gioco carnale del Sempre e Mai, della ‘ricreazione’ del dio dal quale essi trascendono riformandolo a loro immagine.

È il dio vestito di sensi. Di sangue. Di pazzia proclamata e calore per la vita.

Ovunque la vita possa attecchire nel freddo.

Molto bella.

Atteone ha detto...

...una bella e calzante interpretazione, ti ringrazio...

Anonimo ha detto...

leggere l'intero blog, pretty good