no, non
basta un funerale di parole in un Chopin primaverile per reimboccare il boulevard dell'errore.
E di ieri una pioggia di frecce non basta per tirarvi giù dal Mai, pallide donne; né basta giacere in un campari di sangue per marcire e di fatui inganni s-fiorire. Così, in queste tracce di menzogne, mi arrendo come in un nevicare sfumato e non ti trovo se non per confessarti che, sì, ti ho persa – stupida, stupida musa.
mercoledì 16 marzo 2016
lunedì 23 novembre 2015
foglie
mancheremo in un groviglio d’insoluto
ciondolanti nella bruma occultatrice
ignari e rubicondi come dei – felici come bestie
prima che la vampa perpetuatrice un altro zombie bruci
andrai tu, o forse io,
in un lento salutare che purifica le ore
o così, senza un addio,
sfumeremo prima di rientrare
quando ancora il solco è fiore
e chimere di ragione acquietano la fine.
Ce ne andremo, allungandoci nei cuori
e non saremo che parole – e poi, lontano,
un pampino che all'ombra di un sorriso muto cade.
domenica 25 ottobre 2015
ritorno
non eri più,
neppure nel
bianco dove nebule sfrondano alme.
Ho chiuso le ante della solita casa
Ho chiuso le ante della solita casa
che alla fine
della strada è solo selva.
Sotto un manto di foglie tutto è intatto,
e non sono cresciuto,
tutto è verde –
non c’è più bianco.domenica 27 settembre 2015
non voglio
In fondo non è che finzione
questo labirinto di doveri che corrodono l’istinto, che porta indietro l’io,
questo io che non sa precedere se stesso se non transumando dove non è, verso
il devo che non ama scacco. In fondo è una ragnatela del cuore, un’àncora che
tiene qua, un ancora-qua, quasi un mai. Io scelgo, in una grotta che mi scava, e
non devo. Ed è solo per Volere che non voglio.
domenica 6 settembre 2015
settembre
in quel blu
che non posso più bere
che non posso più bere
trasceso con l'ultimo sole,
quand'ecco la pioggia
che slava parole
e poi, nostalgico,
dove non riesco più a dare,
- silenzio.
sabato 15 agosto 2015
da un freddo nulla estivo
Divorava la
notte bugiardo l’agosto. E pensavo,
tra le anime scavate, – come da un nulla cimiteriale. Uno spettro -
tra i tanti nella lisergia – sfumava nel tornare proprio dietro i sogni sferzando danzante speranza e - non faceva più scrivere. Divorava la
notte le discussioni dei delusi in un fumo che miscelava le emozioni. Si creava
un’apatia che rapiva con violenza nel frammento fino al non-io - quasi fino... a te. E pensavo -
da un nulla cimiteriale - inchiodato a
tutto il bello che non c'è e che non fa scrivere. Non fa più scrivere.
lunedì 29 giugno 2015
sospesi
mentre sfionda
in rosso il sole
e torni da un
lontano che arresta
nessuno pensa
a te
ma
all’aggiustamento
di un cielo
è redenta ogni
idea
in punti che silenziano tempo
e – soltanto –
si resta
tu e io
nel quieto
affresco di potenza –
parola lunedì 20 aprile 2015
prepassanti
è scivolato in questo sole
ultimativo
anche il tempo dei miei cari
strascicando corollari di sogni
nel rimorso che sbianca i ricordi
or che precorro l’assenza del noi
e segno il passo al vasto inizio
e segno il passo al vasto inizio
la crisalide scioglie l'indugio
- e si sperde.
- e si sperde.
venerdì 3 aprile 2015
veli
è quando
ho messo via gli occhiali che ti ho veduta. Gli abiti di questo io sono fatti in
serie, come gli abiti del tuo. Ero nudo e senza occhiali, per questo ti ho
vista. Alla fine di una notte lisergica nell'aurora che acceca. Ho trasceso le
convenzioni del corpo, ma nella negazione del volere, orbo, ho voluto. Quando mi sono
svegliato avevo gli occhiali e i vestiti uguali ai tuoi.
venerdì 27 febbraio 2015
cuore imposto
stirerò
questa mattina di polietilene sino allo strappo dove fuggirà la luce, dei merli sopra
il filo ogni folle geometria e il tempo coi suoi vani giri di frusta e poi
nulla, un intrico di flaccidi polimeri, così lo spazio amato e ogni secondo di
voi, il giudizio degli avi e dei futuri evi, in uno stropicciamento
contratto – e io, nella svelatezza del
non, complicato – senza un cuore imposto.
venerdì 20 febbraio 2015
στέρησις
sul campo fredda la neve, cappe ceree di gigli, viola e tersa la bruma, trina pura d’aurora. Cresceva ciliegia al nocciolo – ché era nocciolo. E se sono
il domani cercato, sono ancora nocciolo – ma senza il rosso.
giovedì 29 gennaio 2015
rimpatrio
or che cadono
da li occhi ali
e ci diamo la
notte - io e te - piano
puri allo
scrosciar del fango
scolorando dentro
al buio che precede
come in un
fiotto che muto cede
al mar quieto
l’intenzione
d'esser altro dal rientro.
giovedì 4 dicembre 2014
anamnesi
Ero io,
soltanto io – in un desiderio, in un rimpianto.
Il verde dei
tuoi occhi rugiada era terra ambrata di Sud
e notte era l’ombra del riso, sole mattinale l’ondeggiare
del paniere,
burrasca
era il pianto e senso d'albore l’orgasmo.
Ti ho rivista
in un sorso d’incoscienza – ma non eri tu.
Eravamo solo
noi, neppure noi – prima di dirci ciao.mercoledì 26 novembre 2014
pienezza
(Dipinto di Delawer Omar)
sulla battigia dell’ultima ruga
donde venero il difetto del tuo erotico corpo
scoloriva il brontolio del blu
e là ritagliato da Pensare
da un rotondo schiumare di sassi
della imperfezione il marevenerdì 3 ottobre 2014
la caduta
alla sverniciatura del bianco
muri ancora di bianco
mentre migra la rondine del senso.
Vicino il vetro ruba il cielo,
e vorrei - incastrare la tristezza nel
riflesso
sviolinando del sole il declino.
Nel marrone ritorno di uguale albino è il dolore.
Le parole non stramazzano dal foglio
e arriva – la caduta.
mercoledì 30 luglio 2014
decelerazione
alla
fine sei andato anche tu, plutonico incendio di grano, tedioso luglio di cera, che ancora bramerò, orpello sfatto di sole, che squamerò, all’uguale interrarsi
di foglie, nell'antro cardiotellurico, tra caduche palustri sinapsi e lisergica insonnia nostalgica, in un taglio grigio di cielo
che arresta il pianto prima del tempo. E
sfoglierò le rughe pensanti quando sarai tra il bianco del mio freddo il raggio
del vero, in un tuffo di carmi malati in cui raccatterò tutti i me che non ho. Una pausa di immobile giallo nella risacca
dell’acceleramento, stasi dorata di sabbia, infinita azzurrità che nell’ondulare
scontornandomi non si muove.
venerdì 20 giugno 2014
la dinamica del sole
quando tutti dormono io vivo qua, alla ombratile luce che non riposa, nell'officina della tovaglia, fra fiori di
caucciù e mesti resti di te, in un presagio che stanca il tempo nell’insensato
ma non il senso nell’autoblio. Tra i sogni degli altri vigilo il mio, al
decostruirsi degli orni dei cari, e dei miei e dei tuoi, in un raggio di
finestra che arrostisce la pelle affumicando il bianco del riso nella immota ora che non è.
giovedì 12 giugno 2014
Riflessi
E’ stato pure
il tempo e con lui tu,
arrivata dopo
che partisse.
Una valigia lasciata nel passato, in mezzo
alla via ingiallita con te
mentre aleggia il maestrale tra i raggi di un turbine andato e
incarto il
cuore al banchiere del caso,
svolto in
altre dimensioni sboccerà
l’ologramma del sole.mercoledì 5 marzo 2014
In morte di un maestro
Neppure punteggiando
questa carta con martelli libertari di parole riuscirei a vomitare tale pozzo
scalpellando sul basalto una gloria mai bramata. I cattivi maestri vivono per
sempre. La sublimazione di un incontro lisergico dispone il diluvio rabbioso
lungo un campo imbiancato: dopaminico è il trapasso all’ululato del dolore
mentre si spezzetta la catenina del difetto. Una pacca sulla spalla di domani
come un fiato che respiro, una eco argentea di biglie, di bracciali al
vento policrome perline. E ancora tu intraducibile, dal primo abbraccio
d’ebbrezza all’ultima carezza di sole.
venerdì 7 febbraio 2014
Retaggi d’inchiostro
(Disegno di Marco Caddeo)
Trangugiavo l’ultimo sole in un balcone infantile, sotto un sudario autunnale, traslato dal cielo scucito. Verso gli anni, prossimo al dopo, sfuggente scolavo ogni verde, sul concavo vespro sfumante, l'arancio. Fra ombre oscillanti, di qua dal giudizio, attendevo dal grigio il riposo piantando memoria nel bosco. Saturnici giri di corvi, poi il vento, e la pioggia. Scriveva, la colpa.
Trangugiavo l’ultimo sole in un balcone infantile, sotto un sudario autunnale, traslato dal cielo scucito. Verso gli anni, prossimo al dopo, sfuggente scolavo ogni verde, sul concavo vespro sfumante, l'arancio. Fra ombre oscillanti, di qua dal giudizio, attendevo dal grigio il riposo piantando memoria nel bosco. Saturnici giri di corvi, poi il vento, e la pioggia. Scriveva, la colpa.
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