
Assenza che si custodisce per sublime autoconservazione. Tensione che nell’autistica afasia assume le sembianze dell’ artistica Angoscia priva di oggetto.
Due abissi oscuri imprigionano il tempo.
Il nulla che precede l’ispirazione è l’ispirazione che la produce

Uomini di luce si aggirano sorridenti nel palcoscenico della finzione che rassicura. La mia presenza si trasfigura in assenza. Le meccaniche parole sono la cifra dell’abissale silenzio. Il Silenzio scaturisce dalla volontà ghignante dell’autoisolamento.Un metafisico sentore di paradossale autoaffermazione riempie svuotando di contenuto istanti finalmente senza senso. Ondeggio raccolto al limitare del bancone e il mio estatico bere è una danza solitaria. La grande ombra nasconde il tesoro e lo sottrae alla sfavillante illusione. Glutei e rotondità ataviche decorano il mondo di decenza e Dolore. Al di qua dell’autocompiacimento sociale un io apolitico ricama sorde parole.L’incapacità è figlia di un desiderio più forte. I falsi nel palcoscenico del Nulla Rassicurano.
Siamo solo parole
(Opera di Gianluca Melis)
Ho svenduto bibbie an-estetiche
a cessi disperati di birra limacciosa
e nel putridume di crateri s-fumanti
ho rivangato le zolle dell’elitaria afonia
viziandola con spastiche metonimie e anacoluti s-figurati.
Mi domando se un incastro di lubrica carne
possa flagellare vergini titubanze autolesioniste.
Reietto in arcipelaghi di corpi copulanti,
tra Sospetti impalati e abusate Idee,
ho sete della tua anima cedevole.
Eppure mi ubriaco di Sangue plebeo
mentre godo di morire
per poi succhiarti risorto nella S-Gloria.
Te ne andrai pezzo per pezzo
Ti ho sperata nel tram ingiallito della Malinconia
Non sgozzerò teneri agnelli tra la marmaglia cicalante
Ti ho cercata, questa sera.
Ammuffiscono i santuari delle Muse.
"NON POTER PRENDERE A LUNGO SUL SERIO I PROPRI NEMICI, LE PROPRIE SCIAGURE, PERSINO I PROPRI MISFATTI- E' IL CONTRASSEGNO DI NATURE VIGOROSE, COMPLETE, IN CUI ESISTE UNA SOVRABBONDANZA DI FORZA PLASTICA, IMITATRICE, RISANATRICE E ANCHE SUSCITATRICE DI OBLIO(...) UN TALE UOMO CON UN SOLO STRATTONE SI SCUOTE DI DOSSO (...) MOLTI VERMI CHE IN ALTRI INVECE FANNO IL LORO COVO"
FRIEDRICH WILHELM NIETZSCHE.
