… inchiostrarmi
sdrucciolare di china
nella fuga delle mie parole
avere solo cuori
in quel nero che non è
e là sarei,
non le menti,
chi siamo
dietro lo specchio …
Il nulla che precede l’ispirazione è l’ispirazione che la produce
… inchiostrarmi
sdrucciolare di china
nella fuga delle mie parole
avere solo cuori
in quel nero che non è
e là sarei,
non le menti,
chi siamo
dietro lo specchio …
Innanzi al presepe dell’ora
sgelando pupille di ieri
strascina Natale la pelle dei padri
d’etereo sbiancando le fronde
e ricordo
i balocchi, il camino di bosco
e di casa stinti pigiami
tra il muschio illusorio del gioco
e canti sacrali d’incensi
nel fuoco
che brucia castagne di sogni
anche oggi che il tempo dei vivi sfinisce
rimuoio e all'ora rinasco.

(Foto di Ilaria Diana)(Fotografia di Ilaria Diana)
Ho spento il tempo
in faccia alla città
sul davanzale di Domani
al primo autunno annuvolato
all’ultimo boccale di bolle
L’ho sperso
squadrando luci velate
nelle grigie bottiglie di ieri
In questo aroma di terra
che resina seno di madre
pregando sciolti silenzi
in questa brezza marrone
che m’albera di turpe torpore
sul tuo corpo paffuto
che slaccia pensieri fogliati
nel riso che spassa l’eterno
Il tempo
ho spento il tempo.
Alle madri sformate d’amore
cronicario di rinunce
sul selciato truccato di domani
ove Ore sfogliano in sudore
tra crucciate notti da stiro e centrifughe di cure
ammorbidenti di carità entro muti rosari serali
al cupo averno del tempo
che inverdisce in sorriso di figlio
quando d’ambra pelle s’arruga
e neva argento la chioma un dì d’oro
mentre grembo di Terra richiama
quella Luce che scioglie tramonto
e l’iride verde s’azzurra
in quel sempre che santifica cuore,
nel mio cuore che santifica sempre.
Ho visto il sole
mielarsi di mare
in fondo all’acqua salata di Sempre
e dorate rifrazioni di te
entro il canto di cicale presaghe
fra i profumi del bosco di sabbia
sul viale dei lidi infioriti
slavato di lacrime fatali
nella discesa della tenerezza
che inviola il cuore d'abbandono,
in questa bellezza mi perdo
ninnato da una pena che non capisco.
(Foto di Ilaria Diana)Spolverizzo rugiade di pleroma
nel kenoma sbavato di oblivione
mentr'avvolgo d’alma primizie
dorato di te
alla fine di un tempo non mio
ove sdrucciola l’ombra di dio
e mi lascio nei tuoi laghi straniti
tra gli abbagli di Sempre e i dolci spacchi di Mai
intra carmi di carne esangui
invanito, spregato di poesia.
(Disegno di Michele Zucca, Opera in Nero)Velare santo di verbi
sopra virgole che spiegano soffi
intra lemmi graffi di ombre
e pozzi punti di basta
al remeggio del tempo scarnato
su vascelli di specchi immoti
Babele d’Illusione
svena core
sulla ridda dell’incanto.
E dischiusa svela nel bianco
la china del rimpianto.
(Foto di Ilaria Diana)e radico prigioni senza raggi
per la gloria di alberi lontani
che Altrove fogliano prigioni di viole
schiudendo attonite iridi sperse
al vagolare slavato di nubi rapaci.
Una fortezza di amabili spini,
su crinali di tizzi di cuore
al buio barbicare del domani,
dove il Sole?
(Opera di Zdzislaw Beksinski)
Nulla ho da dire
se non gli unici occhi che amo
l’unico bianco che vedo
le mani di neve che prego
pergamene di corpo
e di spasmi acerbi figli
Nulla da dire
se non gli unici occhi che amo
del tempo blandizie e boria
fra vapori d’inferno e d’infinito ugge
l’unica carne che mangio
al cascare del cielo
al cascare del tempo
al cascare del vuoto
dentro al tutto che non conosco.
(Opera di Michele Zucca, Lo sguardo dolce)Nudo
sopra rovi di dolcezza
carnato spoglio di ragione
germoglio
allo schiumare del sangue
fra i vapori del tuo cuore rigonfio
tra le vie
nella città appestata,
o guancia di luna,
tra gli incendi delle periferie
e mulinelli impiccati ai lampioni
tra crocicchi di foglie e marionette ridenti
alla luce della mia nebbiosa abat- jour
dietro la persiana del tempo
al pesto buio del mio incredulo amore
forse amo.
(Alda Merini in una foto di Giuliano Grittini)Bioccoli di pentotal
fra le zolle staziate d'Elicona
autunnano di melancolia
degli andati l'inquieto core
finché germina,
in fumosi crepacci d'inchiostro,
il vagito shockato del poeta.
Così, vergine ora sei
nell'incenso svincolato del Canto
che brandì gloria a dei inviolati
nell'ordir le trame
del sacrale e arcano gioco.
Salpata per il Viaggio,
su alati navigli di Muse,
cataratta d'Amore,
dai manicomi volgari della normalità.

(Disegno di Michele Zucca)
I buchi nel Nulla
non sanno di Tempo
né di foglie che cadono al Fiume
e da Morte arraffano malìa.
Sono spacchi di arancio nel serale ronzio.
Nella polpa dei tuoi occhi bagnati
sono pozzi di stanziale attesa
e boccioli di ozio eterno
ditirambi aggraziati sui pori del Divenuto,
del mio nulla i buchi
sono te prima del Dopo.
(Opera di Zdzislaw Beksinski)Nel maggio che dora le messi
e sfonda il torace di beltà
in fondo alla prosa del mio cervello,
nel tutto che si ha
che dischiude al nulla che si vuole;
dentro il nulla che si vuole,
che apre al tutto che si ha.
In questa perdita che è Vita,
nel maggio che dora le messi
e fa esplodere il tuo corpo di sole
nel seno della pienezza
in questa oceanica rinuncia
in questo abbandono di miraggi.
Nel maggio,
che infiamma le messi
e che miete
pezzi di cuore,
in questa visione,
nel brillore della Verità
nella vampa della sua menzogna.
Nel maggio che dora le messi,
in questa atavica raccolta,
io ti ho presa.